non me lo ricordo nemmeno quando per la prima volta ho sentito parlare di autistici. ma penso di aver avuto la mia prima mail personale li tipo dagli anni zero. 2009 o qualcosa del genere. poi avevo perso la password, ne ho fatta un'altra che data il primo messaggio al 2015. e nel frattempo ho aperto un blog su noblogs, che anche se scrivo di montagna comunque era il posto giusto dove stare. e potrei continuare con le diverse mailinglist che hanno accompagnato gli ultimi strascichi di quello che era l'azione politica di movimento, pian piano affogata nelle politiche repressive dei vari governi colorati e dispotici che stanno riuscendo a fare dell'italia e del mondo un posto peggiore giorno dopo giorno.
la rete è per questi meccanismi infami uno strumento di oppressione. siamo arrivati ai social network che manipolano i nostri pensieri, i nostri cicli ormonali, che ci fanno lavorare anche al cesso, che distruggono le nostre relazioni e le comunità, e ci lasciano soli, tristi, abbandonati da tutto, sul divano, a scorrere notifiche di distruzione e disagio, senza più avere la capacità di mettere in fila dei pensieri o di elaborare alternative di resistenza.
non ricordo, dicevo, quale fosse il contesto, il contorno del mio primo approccio con questo universo che aveva un'idea che l'oggi rivela sempre più rivoluzionaria, quella di internet come un posto di libertà e non di oppressione. un universo che ho poi scoperto e negli anni ho avuto la fortuna di scoprire e toccare con mano: la realtà di hackmeeting. comunità che non è da confondere con il collettivo A/I, ma che ne costituisce il sottofondo culturale, il brodo da cui è nata. è una comunità mistica, strana, fatta di personaggi particolari, che vedi una volta o due all'anno, che conosci ma non conosci. ma coi quali c'è un'intesa particolare. hackmeeting è per me, e vorrei estendere a chi ha ancora un sogno di libertà, una boccata d'aria, un angolino di mondo dove stare bene. uno dei pochissimi anfratti dove il concetto di autogestione, mattone portante del sogno anarchico, prende vita nella sua imperfezione e fragilità. ma dove la sua importanza è chiara, se non a tutte, a buona parte di chi è lì. sembra poco, ma quando nella quotidianità sei una voce così fuori dal coro, avere un esempio di qualcosa che funziona è preziosissimo.
hackmeeting, come A/I, è una comunità fatta di persone. che sembra una banalità, ma è una cosa fondamentale. lo è nel momento in cui tutto la "digitalizzazione" ci porta sempre più ad avere le macchine come interlocutore e padrone, dove non puoi lamentarti, puoi solo subire, dove tu non conti nulla e devi solo eseguire, installare l'app, pagare, loggarti, adempiere, versare. e se hai un problema, puoi morire male. dieci anni e più che uso e ho usato quotidianamente i servizi di autistici e nessuna mi ha mai chiesto nulla, sempre io a chiedere a loro, un nuovo servizio, un aiuto, un supporto tecnico. quelle rare volte che mi serviva una risposta è arrivata, per il resto nessun problema, nessuna richiesta, tutto che ha pure sempre funzionato in maniera splendida. in un mondo dove ormai ti chiedono il biglietto anche per la festa tra amici, a volte mi è sembrato veramente tanto incredibile quanto meraviglioso che non mi venisse chiesto nulla in cambio: quale miglior invito a donare, a contribuire!? quando provo a far capire alle persone quanto male ci faccia la mercificazione di ogni aspetto della nostra vita, questo è per me il miglior esempio di ribaltamento delle logiche del business plan: non chiedermi nulla e mi stai davvero spronando a donare, a sbattermi per supportare, a contribuire anche economicamente. offrire un qualcosa: che atto politico!
ma più di tutto, se devo qualcosa ad A/I è l'aver messo un piccolo seme nella mia testa: quello dell'intuizione della potenza che aveva sto strumento che era l'internet. che avrebbe potuto creare rivoluzioni, ma che era da gestire bene. da allora ho speso nottate a parlare con la gente e cercare di passare questo messaggio, è stato difficile e lo è sempre più. quando oggi parli alla gente di autodifesa digitale, di sovranità dei dati, di privacy. di controllo e manipolazione. la risposta che vedo, se non l'apatia, è il terrore. perchè questo è quello che hanno fatto, trasformare la tecnologia in strumento di oppressione: e quindi il digitale per la gente significa burocrazia, significa produttività e lavoro. non significa mai emancipazione o divertimento o conflittualità. ma è un peccato, perchè potrebbe esserlo, se affrontata e usata nel modo giusto. qui entra l'approccio "hacker", che va rivolto verso gli strumenti, con l'idea di smontarli, romperli e ricostruirli per farli funzionare come vogliamo, e migliorare le nostre vite, invece di farci imprigionare. ma va rivolto anche a noi stessi, e alla cultura dominante: hackerare il modello di pensiero capitalista, dell'egoismo, della produttività, della competizione, dell'ostilità e della guerra tra poveri.
riprendere il controllo quindi dei nostri corpi, e quindi delle nostre menti, e quindi delle nostre vite, partendo dal controllo degli strumenti che ci strumentalizzano. difficile, ma ancora non così impossibile oggi. domani lo sarà sempre di più, e l'attacco da autistici credo sia evidentemente un passo in questa direzione. aprire una casella di posta su un server autogestito era ed è un atto scomodo ma rivoluzionario, oggi ne abbiamo la conferma dai vertici del governo degli stati uniti. oggi che tutti siamo incastrati e incasellati con una mail gmail, il pc con microsoft e la nostra vita relazionale venduta alle piattaforme di meta and co, uscirne è ogni giorno sempre più difficile ma sempre più importante. per questo realtà come autistici, eccellenza mondiale, vanno replicate diffuse distribuite, e ovviamente difese supportate e mantenute.
tutta la solidarietà e complicità al collettivo A/I, keep the internet free.
almass - Alpi centrali, 06/09/2026